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Cittadinatura©

Ricordarci di farne parte

Le città esistono dentro gli ecosistemi della Terra
Per molto tempo abbiamo pensato alla città come qualcosa di separato dalla natura. Respiriamo la stessa aria, beviamo la stessa acqua, dipendiamo dagli stessi cicli naturali. Cittadinatura è questo cambio di sguardo, riconoscere che siamo cittadini non solo di una città, ma di un pianeta vivente.

Quanta natura abbiamo bisogno per vivere bene?


Le utopie della città

Il tentativo di riconciliare città e natura. Tra il 1818 e il 1820 Luke Howard identificò che la struttura della città, la densità edilizia, il calore antropogenico e la “rugosità” urbana che frena il vento contribuivano a un fenomeno inatteso che paragonò a un’Isola di calore nel mare.

Nel tempo urbanisti e progettisti hanno cercato nuove visioni della città, cercando di conciliare la frenesia dello sviluppo tecnologico delle città con la necessità di osservare e vivere aree dove la natura fosse in grado vivere in salute portando conseguentemente benefici agli abitanti.

  • 1898 - Ebenezer Howard immagina la Garden City
  • 1924 - Le Corbusier propone la Ville Radieuse
  • 2011 - Kongjian Yu in Cina nasce il concetto di Sponge City
Luke Howard si accorge che le città sono più calde della campagna. Trattengono calore. Respirano male. Nasce il concetto di isola di calore urbana.
Il modello della città giardino progettata per rispondere al sovraffollamento urbano e allo spopolamento delle campagne durante la Rivoluzione Industriale.

L’impronta dell’uomo sul pianeta

Stiamo vivendo in un’epoca geologica in cui l’attività umana modifica i sistemi della Terra. Urbanizzazione, combustibili fossili, deforestazione e consumo di suolo stanno alterando il clima, il ciclo dell’acqua e la biodiversità.

Per la prima volta nella storia, una singola specie è diventata una forza geologica globale.

Cambiare il nostro rapporto con la natura richiede nuove pratiche, nuove storie ed immaginazione. Cittadinatura propone una nuova visione: progettare la città detro la natura !

Se abbiamo questo impatto, quale responsabilità abbiamo verso il futuro?

Nel 1930, Le Corbusier rivoluzionò l’urbanistica con la Ville Radieuse, una città ideale in cui abitazioni, lavoro e natura si integravano armoniosamente, immaginando la città moderna come “un parco immenso”.
La città spugna. Il concetto nasce come risposta a un problema: decenni di urbanizzazione rapida avevano impermeabilizzato il suolo, interrotto i cicli dell’acqua e aumentato drasticamente il rischio di alluvioni urbane. La proposta di Yu non era solo tecnica: l’idea era di recuperare funzioni ecosistemiche che il suolo svolgeva naturalmente, prima che venissero distrutte.