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Consapevolezza

Oltre la percezione umana

La percezione

Il mondo che vediamo è un’illusione. La luce è una magia fisica, i fotoni, introdotti da Max Planck e Albert Einstein tra il 1900 e il 1905, sono particelle elementari. Recentemente, Benjamin Yuen ha osservato la forma reale di queste particelle che ci permettono di vedere la realtà.

Ogni secondo il mondo invia ai nostri occhi miliardi di informazioni. Il cervello ne seleziona solo una piccola parte.

Se le piante sono intelligenti, come cambia il nostro modo di guardarle?

La luce stessa è una magia fisica. Grazie ai fotoni il nostro occhio, con bastoncelli e coni nella retina, trasforma la luce in segnali elettrici. La fovea cattura dettagli nitidi, soprattutto nei colori verde e rosso, perfettamente ottimizzati per la vegetazione. L’evoluzione ha sincronizzato il nostro sguardo con la natura, rendendo la percezione intensa e funzionale.

Responsabilità
La nostra specie ha cambiato il pianeta. Quella che chiamiamo realtà è in gran parte interpretazione del cervello. Non vediamo il mondo così com’è. Lo vediamo come siamo capaci di interpretarlo. Forse la natura non è scomparsa. Forse abbiamo imparato a non vederla.
Il cervello, bombardato dalle velocità della realtà, crea l’illusione di vedere tutto, filtrando oltre il 99,999% delle informazioni visive. Gli occhi ricevono 10 milioni di bit al secondo. A questo punto succede qualcosa di sorprendente, il cervello ignora quasi tutto ciò che non è rilevante, lasciando gestire alla coscienza solo 10-100 bit al secondo.

Antropocene
Il concetto di epoca geologica umana. Oggi la terra conta 8.300.000.000 di persone. Per millenni, l’essere umano è stato nomade, ascoltando e adattandosi alla natura, mentre l’urbanizzazione contemporanea concentra le persone nelle città, spesso a rischio di inondazioni, terremoti o altri disastri naturali. L’Antropocene segna il punto in cui il peso di quanto prodotto dall’uomo supera quello della vita stessa, l’anno esatto di questo epocale traguardo è il 2020.
Rivoluzione neolitica.Tra 10.000 e 8.000 anni fa. scopriamo l’agricoltura. Addomestichiamo piante e animali. Ci fermiamo. Un passaggio straordinario, ma anche l’inizio di una frattura. Per la prima volta, non ci adattiamo al territorio: chiediamo al territorio di adattarsi a noi.